L’infezione da HIV è causata da un virus che dal 1986 è stato denominato Virus dell’Immunodeficienza Umana (Human Immunodeficiency Virus, HIV). Sono stati identificati due tipi principali di HIV, denominati HIV-1 e HIV-2, che sembrano avere caratteristiche patologiche e cliniche simili.

Si definisce sieropositivo l’individuo che contrae il virus HIV (risulta positivo al test che individua nel sangue la presenza di anticorpi anti-hiv) ma non mostra ancora i sintomi della malattia (AIDS- Sindrome dell’Immuno Deficienza Acquisita).

Questi anticorpi non hanno azione protettiva ma distruggono anche le altre difese dell’organismo.

Chi si ammala di AIDS ha sviluppato le manifestazioni cliniche caratteristiche della malattia.

In entrambe i casi il virus HIV si può trasmettere.

Trasmissione

L’infezione da HIV si trasmette attraverso:

– Contatto sessuale: rapporti vaginali, anali, oro-genitali e contatto diretto tra genitali non protetti dal preservativo. Tale trasmissione avviene attraverso il contatto tra liquidi biologici infetti (secrezioni vaginali, liquido precoitale, sperma, sangue) e mucose anche integre, durante i rapporti sessuali. Anche le pratiche di petting possono trasmettere l’infezione da HIV.

Il coito interrotto non protegge dall’HIV, così come l’uso della pillola anticoncezionale, del diaframma, dell’anello vaginale e della spirale. Le lavande vaginali, dopo un rapporto sessuale, non eliminano la possibilità di contagio.

Ulcerazioni e lesioni dei genitali causate da altre patologie possono far aumentare il rischio di contagio.

– Contatto con sangue infetto: quando si presenta un contatto diretto e profondo tra due ferite cutanee aperte e sanguinanti o a seguito di un’immissione in vena di sangue infetto (ad esempio scambio di siringhe, trasfusioni di sangue) o di prodotti di sangue infetti e/o trapianti di organi infetti, utilizzo di strumenti infetti, schizzi di sangue o di altri liquidi biologici sulle membrane o mucose (come gli occhi).

E’ importante sapere che il contatto con la pelle integra non comporta alcun rischio di contrarre l’infezione da HIV.

– Trasmissione verticale: l’infezione da HIV si può contrarre dalla madre sieropositiva al bambino durante la gravidanza, al momento del parto e attraverso il latte materno. Per questo motivo, attualmente, le donne sieropositive in gravidanza assumono la terapia antiretrovirale, partoriscono tramite parto elettivo cesareo ed evitano l’allattamento al seno a favore dell’allattamento artificiale. La terapia antiretrovirale viene somministrata anche al neonato. Le misure di profilassi quali le terapie antiretrovirali e le alternative al latte materno, hanno ridotto notevolmente il tasso di contagio a meno del 5%.

Le persone sieropositive possono comunque avere figli. Nel caso si tratti della donna ad aver contratto l’infezione da HIV, è possibile diminuire il rischio di trasmissione dell’HIV al figlio attraverso terapia antiretrovirale (terapia materna antepartum ed intrapartum, profilassi antiretrovirale al neonato), parto cesareo elettivo, allattamento artificiale. In questo caso per evitare la trasmissione al partner maschile non infetto durante il concepimento, si utilizza l’inseminazione intrauterina. invece, se è il partner maschile HIV positivo si utilizza la metodica del lavaggio dello sperma (sperm washing). Tale metodica riduce la possibilità di super-infezione quando i partner sono entrambi HIV positivi.

Come NON si trasmette il virus

Il virus non si trasmette attraverso: la saliva, le lacrime, il sudore, l’urina, le feci, il vomito, la tosse, starnuti, secrezioni nasali, punture di zanzare. In questi liquidi biologici il virus può anche essere presente ma la sua carica virale è talmente bassa che non costituisce un pericolo per gli altri.

Non è mai stato riscontrato un caso di contagio dovuto a normali rapporti quotidiani: con l’uso di stoviglie comuni, di servizi igienici, di mezzi pubblici, andando al cinema, a scuola o in piscina, con gesti d’affetto, strette di mano e con i baci.

Sintomatologia

I sintomi della malattia (AIDS) possono manifestarsi anche dopo molto tempo dall’avvenuto contagio con il virus HIV(fino a 12 anni dopo) e consistono nella comparsa di differenti malattie che caratterizzano l’AIDS, causate dal progressivo indebolimento delle difese immunitarie e dell’organismo.

Test HIV

-Cosa è? L’infezione da HIV viene rilevata con il test che identifica gli anticorpi anti-HIV (Test di primo livello, tra i quali: EIA, ELISA e similari), con i test combinati (identificano non solo gli anticorpi ma anche l’antigene p24) e metodi di biologia molecolare (PCR, NAT, che identificano il genoma del virus). I test che identificano gli anticorpi vengono poi confermati con test di secondo livello (Western Blot, RIPA, RIBA).

-Quando farlo. Il test deve essere eseguito solo dopo aver fatto trascorrere tre mesi dall’ultimo comportamento a rischio (periodo finestra). Tale periodo di tempo è necessario all’organismo per la formazione degli anticorpi specifici contro l’HIV, che rivelano la sieropositività. Durante questo periodo un soggetto infettato è clinicamente sano, ma in realtà ha già contatto il virus e lo può trasmettere.

Se un test è positivo e viene confermato successivamente da un test Western Blot, indica, definitivamente, che è avvenuto il contagio.

Il test è indicato tra gli esami diagnostici proposti alla donna che sta programmando una gravidanza o che è già in gravidanza.

-Il test è gratuito e anonimo. Nelle strutture pubbliche, e in alcuni Centri Diagnostico-Clinici specializzati è possibile mantenere l’anonimato (completa assenza dei dati della persona/utente – non viene richiesto alcun documento); in altri, invece, il test è strettamente confidenziale (la persona/utente fornisce i propri dati solo all’operatore che effettua il test, il quale li conserva e li tratta in modo riservato.

Le persone straniere, anche se prive del permesso di soggiorno, possono effettuare il test alle stesse condizioni del cittadino italiano.

Prevenzione

Non esiste ad oggi una cura definitiva o un vaccino preventivo. Esistono però terapie dette antiretrovirali, che prolungano e migliorano la vita del paziente, diminuiscono la comparsa di altre infezioni e permettono di avere una vita per molti aspetti normale. Queste cure devono essere proseguite per la durata di tutta la vita.

L’uso corretto del preservativo può annullare il rischio d’infezione da HIV durante ogni tipo di rapporto sessuale con il partner di sesso: significa indossarlo, sin dall’inizio, per tutta la durata e fino al termine del rapporto senza che si rompa o che si sfili.

Per un uso corretto del preservativo è importante leggere la data di scadenza e le istruzioni sulla confezione, indossarlo dall’inizio alla fine del rapporto sessuale, usarlo solo una volta, srotolarlo sul pene in erezione, eliminare l’aria dal serbatoio, facendo attenzione a non danneggiarlo con unghie o anelli, conservarlo con cura lontano da fonti di calore (cruscotto dell’auto ed altro) e senza ripiegarlo (nelle tasche, nel portafoglio). Non vanno usati lubrificanti oleosi (vaselina) perché potrebbero alterare la struttura del preservativo e provocarne la rottura.

Gli altri anticoncezionali, come la pillola, non difendono dall’infezione da Hiv.

Diffusione del virus HIV e dell’AIDS

Il Ministero della Salute, nel marzo 2008, ha istituito il sistema di sorveglianza nazionale delle nuove diagnosi di infezione da HIV, provvedendo ad aggiungere l’infezione da HIV all’elenco della Classe III delle malattie infettive sottoposte a notifica obbligatoria. Fino ad oggi, infatti, solo l’AIDS era sottoposto a notifica obbligatoria, mentre l’infezione da HIV (in fase pre-AIDS) non lo era.

La sorveglianza dell’Aids ha una copertura nazionale e riporta i dati che si riferiscono alle persone sieropositive in fase avanzata di malattia, cioè con Aids conclamato. Dall’inizio dell’epidemia nel 1982 al 2010 sono stati segnalati oltre 62.000 casi di AIDS, di cui quasi 40.000 deceduti.

I casi di Aids continuano a diminuire principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate (introdotte nel nostro Paese nel 1996) che ritardano la comparsa dell’Aids. Tali terapie prolungano la sopravvivenza e riducono la mortalità delle persone sieropositive, comportando un aumento progressivo delle persone viventi con Aids.

Le stime effettuate sulla base dei dati disponibili indicano che in Italia sono ora presenti 170.000-180.000 persone HIV positive viventi, di cui circa 22.000 in Aids.

Nel 2009, il 60% dei nuovi casi di AIDS ha scoperto di essere sieropositivo troppo tardi, in concomitanza con la diagnosi di Aids: ne consegue che solo un terzo delle persone con Aids ha avuto la possibilità di usufruire dei benefici delle terapie antiretrovirali prima di tale diagnosi.

Un sieropositivo su quattro infatti non sa di essere infetto. (dati dell’Istituto Superiore di Sanità).

Secondo i dati pubblicati nel Rapporto UNAIDS, si stima che in tutto il mondo le persone viventi con infezione da HIV, a fine 2007, fossero 33 milioni (30-36 milioni), di cui 2 milioni sono bambini.