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Ogni giorno riceviamo tante domande alle quali cerchiamo di rispondere velocemente. Prima di porci una domanda verifica che non sia stata già fatta da un altro utente: forse abbiamo già dato la risposta che cerchi!

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A chi comunicare la scoperta della propria sieropositività e in che modo?

La diagnosi di sieropositività rappresenta per la persona un autentico shock sia emotivo che fisico:
è come se tutta la propria vita si frammentasse e il mondo cadesse addosso e con esso tutte le proprie certezze. D’un tratto ci si trova come nel corpo di un altro: la propria identità apparentemente viene meno.
Il personale medico, le associazioni, gli amici e i familiari in questi casi possono essere un punto di riferimento ed offrire un supporto utilissimo, tuttavia il primo passo fondamentale è la presa di consapevolezza di questo nuovo stato in modo da poterlo accettare ed integrare nella “nuova” vita per ritrovare la stabilità esistenziale smarrita.

Il percorso non è facile e non è certo privo di sofferenza, ma può essere accompagnato da diverse figure in grado di aiutare la persona con HIV sostenendola nei momenti più significativi: medici, operatori sanitari, familiari e amici.
Una delle prime domande che in genere si pone la persona con HIV è: adesso che ho saputo di essere sieropositivo, che faccio? Ne parlo con qualcuno o tengo tutto per me? Ma a chi lo dico?

L’alto impatto sociale e relazionale della sieropositività nonché lo stigma legato all’infezione da HIV, possono facilmente indurre sentimenti di svalutazione, perdita di stima e fiducia in se stessi, colpa. La cosa più difficile da superare è il sentirsi malati e per questo pensare di essere etichettati.
La conseguenza può rivelarsi un generale isolamento e l’abbandono di tutte le relazioni. La paura del giudizio porta spesso al rifiuto di aprirsi con qualcuno intensificando così il proprio malessere interiore.
Cercare un aiuto e confidarsi anche solo con un amico o un familiare non è certo indice di debolezza e/o fragilità ma rappresenta un segno di grande forza ed un segnale positivo verso il raggiungimento di una nuova stabilità emotiva e fisica.

E’ importante però decidere con chi parlare consapevoli del fatto che nessuna persona con HIV è obbligata ad informare qualcuno della propria situazione; è una scelta libera e personale. In questi casi , pur non essendoci regole rigide, sarebbe auspicabile individuare, nella sfera delle proprie relazioni, chi è la persona, o chi sono le persone, con le quali si vuole parlare: qualcuno che giudichiamo in grado di ascoltare e di esserci come punto di riferimento solido e stabile.
Appare chiaro che la natura diversa delle relazioni, siano esse con un amico, con un partner o con un familiare, pone delle sostanziali differenze nella condivisione della propria sieropositività, ma in ogni caso è opportuno creare uno spazio fisico ed emotivo in cui incontrarsi e dar sfogo alle proprie emozioni, essere pronti a rispondere alle eventuali domande.

Così com’è stato uno shock la comunicazione della diagnosi di sieropositività per la persona con HIV, dobbiamo aspettarci che lo sia anche per gli altri e non sono da escludere reazioni negative del momento, prima cioè che anche gli altri possano avere il tempo di elaborare la notizia e diventare un valido sostegno.
La scelta individuale di comunicare ai familiari questa nuova situazione dipende molto dalla qualità della relazione passata e presente con il familiare stesso. Spesso ci si confida con uno solo dei genitori, a volte si sceglie di parlare con un fratello o una sorella. L’importante è, anche in questo contesto comunicativo, individuare una persona che sia in grado di ascoltare senza giudizio.

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Dopo rapporti non protetti anche con contatto di sangue mestruale, ho eseguito i test dopo 8 mesi, ed altri dopo 9 mesi e mezzo sia per l’HIV, epatite c e sifilide. Risultati negativi. Sono comunque molto preoccupato

Comprendiamo la Sua preoccupazione. I comportamenti sono stati a rischio, ma i test, ormai attendibili, confermano che non c’è stato contagio.

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Ho avuto dei rapporti coperti da condom con uno trans, sia il rapporto orale che anale. Ora ho una paura immensa dell’hiv. Saranno i sensi di colpa e non riesco ad essere in pace con me stesso perché e sono andato con un trans. Non sono omosessuale, anzi. Ma in quel momento particolare mi andava visto che non ho mai avuto una relazione seria con delle ragazze anche se sono veramente un bel ragazzo. Psicologicamente può accadere di avere paura di una infezione come l’hiv per dei sensi di colpa? Poi non vorrei fare il test per non soddisfare la mia ansia e ipocondria, non devo viziarla. Una volta avevo paura della meningite, poi sclerosi, poi infarto, poi sla, poi tumore all’intestino, poi ai polmoni….non ce la faccio più. Chiedo aiuto su come poter risolvere ciò; lo specialista penso mi sia utile relativamente, perché da solo per 22 anni sono riuscito a gestire il tutto e sempre per il motivo che non voglio viziare l’ansia ma ora questa paura dell’hiv è tremenda, paure che affiorano periodicamente.

Precisiamo intanto che se i rapporti sono protetti non si corrono rischi, come nel suo caso. L’aiuto di uno specialista potrebbe invece aiutarla ad affrontare le sue ansie e le sue paure che ritornano periodicamente, nonostante la sua gestione “personale”. Non si tratta di viziarle ma di affrontarle con una persona esperta che ha gli strumenti per farlo e per aiutarla.

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Sono un uomo di 42 anni sposato e con figli meravigliosi. Vi scrivo perchè sto vivendo un periodo particolarmente difficile, ho scoperto di avere anche piaceri sessuali verso uomini.La tentazione mi ha portato a stare 8 giorni fa con un ragazzo conosciuto su un sito per incontri . Ho passato un momento di piacere con lui ma subito dopo mi è calata una paura interiore, ansia, pentimento di aver buttato tutto all’aria la mia vita e la mia meravigliosa famiglia. Ansia che non mi fa dormire la notte: ho paura anche di aver contratto l’HIV. Con il ragazzo non c’e stato nessun rapporto penetrativo ma solo “sfregamento”. Ho chiamato diversi esperti: loro mi hanno assicurato che non c’e stato nessun rischio. Volevo chiedere come posso combattere questa tentazione di stare con un uomo; voglio vivere la vita normale con la mia famiglia. Mi sto rovinando con le mie stesse mani ,ho paura di perdere tutto quello che ho costruito dopo una infanzia bruttissima. Aiutatemi a capire dove sbaglio mi viene in testa sempre di andare alla ricerca di altri uomini e ho anche iniziato a frequentare zone un po’ pericolose e frequentati a ragazzi che si prostituiscono.

Confermiamo che non ha avuto rapporti a rischio. Ha mai pensato di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per fare un percorso di terapia? Potrebbe aiutarla e sostenerla in questo percorso di conoscenza di sé.

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Sono una ragazza di 22 anni che non dorme la notte per paura di aver contratto l’hiv. Cinque anni fa dopo i miei primi rapporti sessuali non protetti (era agosto) dopo qualche giorno mi è venuta la febbre a 40 e le placche alla gola, la febbre e le placche sono passate subito con la tachipirina, sarà durata massimo tre giorni. La febbre è iniziata molto lievemente con 37, poi sono partita e sul treno faceva un freddo assurdo, quando sono scesa, poche ore più tardi, la febbre mi è salita a 40(mi consola la cosa del treno). Adesso sono cinque anni che non ho la febbre ma, dopo un rapporto sessuale occasione (che ho avuto pochi giorni fa) adesso ho la temperatura a 37 (senza altri sintomi) e ho una paura immane.

Per valutare l’eventuale contagio occorre fare il test per HIV.

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Non so se il mio problema sia da considerarsi pertinente in questa sezione, comunque vorrei esporlo. Da ormai 3 anni soffro di un disturbo ossessivo compulsivo rivolto verso HIV. Faccio fatica a vivere la mia quotidianità, premetto che sono sposata e senza esperienze extraconiugali, ho paura di toccare qualsiasi cosa che venga a contatto anche con le altre persone, vedo sangue ovunque. Nel senso che mi capita in continuazione di notare macchiette che magari le persone che non soffrono di questo disturbo non noterebbero neanche o giustamente non gli darebbero peso. Razionalmente so che se anche toccassi del sangue trovato su delle superfici non ci sarebbe pericolo perché contatto indiretto, ma non ci riesco. Ho sempre paura di essere contagiata e di contagiare la mia famiglia..
Tutto è partito dopo un anno dalla nascita della mia prima figlia nata con fecondazione assistita e ora sono nuovamente incinta e mi rendo conto che la situazione è davvero peggiorata.
Prima di rimanere incinta ero seguita da una psicologa x questo problema.; ma con l’emergenza covid e le mille spese della gravidanza ho dovuto interrompere. Sono stanca.; vorrei vivere serenamente la mia vita e la mia gravidanza ma è una situazione totalmente ingestibile.
Nonostante mi sia stra informata sulle modalità di trasmissione e sappia che nella vita quotidiana non ci possono essere pericoli non riesco a smettere di averne paura. Ecco..vorrei solo un vostro consiglio…
Vi ringrazio anticipatamente se vorrete aiutarmi.

Gentilissima, come lei stessa sostiene sono paure sue che non trovano un riscontro nella realtà. L’idea di intraprendere un percorso con uno psicologo/psicoterapeuta avrebbe potuto aiutarla e sostenerla. Durante l’emergenza Covid19, è stato possibile continuare i vari percorsi terapeutici anche via web; peraltro il contenimento, tramite un aiuto esterno, del suo disturbo oltre a tranquillizzarla e farla stare meglio, le darebbero più tempo per svolgere e gestire serenamente la sua vita in generale e quella di mamma.

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Ho eseguito un autotest Hiv dopo più di un anno da diversi comportamenti a rischio, il risultato era negativo. Nonostante questo non riesco a stare tranquilla, anzi, non ci dormo la notte nella paura che l’autotest possa avere sbagliato. Mi ritrovo a sognare si essere sieropositiva, nel panico nel pensare di poter rovinare la vita ad altre persone. Vorrei solo metterci una pietra sopra e vivere serena con il mio compagno. Sarebbe più affidabile fare degli esami del sangue completi?

Non sarebbe necessario, ma se la cosa può tranquillizzarla, può fare un test HIV tramite prelievo. Se la sua paura dovesse persistere, potrebbe prendere in considerazione l’elaborazione della stessa all’interno di un sostegno psicologico.

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Salve a tutti, vi scrivo per un problema che ha cambiato quasi completamente mia quotidianità. Tutto nasce da un rapporto che ho avuto ad Agosto con una prostituta, il rapporto é stato il seguente: Ho ricevuto un orale scoperto senza condom e la penetrazione vaginale con condom, me l’ ho ricordo tutt’ ora quel preservativo ( Durex Love color rosso ). Due giorni dopo dalla fine di quel rapporto promiscuo che solo se ci penso me ne pento e ne soffro psicologicamente per aver scelto quel giorno di essermi buttato così in basso che ho i sensi di colpa che mi assillano dentro la mia mente ed il botto finale sono stati i sintomi che ho avuto… Stati febbrili senza febbre, sudorazioni notturne, linfonodo del collo a sinistra rigido e indolenzito, mi svegliavo di colpo durante la notte completamente sudato, congiuntivite, rash cutaneo e stranamente anche la lingua bianca per poi finire con mancanza d’ appetito, tutto questo in due settimane. Poi dopo 42 vado a fare il test di 4° generazione e per fortuna è uscito Test Assente e Antigiene P24 assenti. Poi dopo 100 giorni ripeto e per fortuna è uscito un’ altra volta negativo sempre con il test Combo di 4° generazione. Da quel giorno ovviamente il mondo della prostituzione l’ ho cancellato dalla mia testa e pure ci sono andato pochissime volte ed ho sempre avuto rapporti protetti in questi casi, ma la mia paura è stata quando nella mia vita ho fatto la somma dei miei rapporti non protetti con le mie ex ragazze ed ho pensato ” ma non è che adesso sto iniziando a subire e a ricevere i primi colpi ? Adesso ho il terrore e quasi non mi riconosco più ed ho un’ angoscia che non se ne va più via e penso sempre di farmi qualche test pensando di aver contratto qualche malattia. Ho fatto tutti i test e sono usciti negativi dopo anche 100 giorni dal rapporto a rischio per il resto mi scuso per il messaggio troppo lungo, ma cercate di capire.

I rapporti orali ricevuti non sono a rischio HIV ma solo per altre IST. Per i suoi sintomi consulti eventualmente un medico. Se lo stato di ansia e di terrore, come lo ha definito lei, persiste potrebbe ipotizzare un sostegno psicologico, per affrontare insieme all’esperto, la sua situazione emotiva.

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Vorrei un aiuto: sono un uomo sposato con figli. Da quasi un anno sto frequentando omosessuali: sono preso dalla curiosità e per farmi stare meglio ed avere esperienze nuove, è diventata una ossessione di trovare ragazzi che mi fanno una masturbazione per provare piacere tutto questo comporta a un corrispettivo…oltre a consumare molti soldi ma poi sto male psicologicamente sto entrando in un giro che non riesco ad uscire cosa mi consigliate di fare

L’argomento, come già le abbiamo detto, esula dalle nostre competenze relative alla trasmissione delle IST; ad ogni modo, sarebbe più indicato per lei contattare direttamente uno psicologo per intraprendere un percorso psicoterapeutico.

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Ho una paura continua di infettarmi di hcv e hiv. Sto andando dallo psichiatra che mi ha prescritto zoloft. E da uno psicologo che mi ha detto un paio di esercizi, ma comunque non riesco a superare il problema che va avanti da più di un anno. Che posso fare? Inoltre, nonostante non abbia attività sessuale per la forte paura, credo di star divenendo dipendente dalla pornografia perchè sempre più spesso spendo parecchi soldi in chat e cam. Io non vorrei smettere di vederla del tutto, ma almeno farne un uso più tranquillo senza starvi per ore a cercare video e spendere molto soldi che poi mi causa forte senso di colpa. Il quale sopraggiunge dopo la masturbazione. Che consigli potreste darmi per affrontare tutto ciò?

La scelta di fare un percorso con lo psichiatra e lo psicologo l’aiuterà ad affrontare questa “paura” nel confronti del virus. Gli stessi potranno indicarle degli strumenti utili che possano aiutarla.

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A fine novembre 2017 durante una serata ero brillo e mi sono baciato con una sconosciuta in un locale, bacio profondo, mi ha morso la lingua più volte e molto forte, non ho notato sangue. A fine gennaio 2018 comincio ad accusare i sintomi: febbre alta 5 giorni, sudorazioni notturne, rash cutaneo durato 2 mesi, stanchezza, afte, lingua bianca con candidosi..ho fatto test di IV generazione da febbraio a novembre 2018 tutti negativi. Nonostante ciò ho vissuto con il dubbio fino ad adesso, un mese fa ho avuto di nuovo lingua bianca con candidosi e rash cutaneo e balanite che mi tormenta dal 2018. Cosa posso fare come posso essere sicuro di non avere HIV? Non vivo più, sto male ho paura di aver contagiato la mia ragazza.

Per i suoi sintomi occorre che si faccia visitare da un medico se dovessero persistere o ripresentarsi. Per le sue paure occorre capire da cosa scaturiscono. La consulenza o percorso terapeutico con un esperto potrebbero aiutarla ad elaborare l’accaduto.

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Sono un ragazzo di 33 anni, non ho una vita sociale, in vita mia ho fatto sesso solo con prostitute. Vado spesso a prostitute, ma ho una paura tremenda delle malattie sessualmente trasmissibili. Questo mi genera molta ansia. Periodicamente, mi viene la paura di aver potuto contrarre una MST (perchè vedo ad esempio una situazione di scarsa igiene o un comportamento sospetto di una prostituta) tanto da non dormire per qualche notte. Ho anche problemi di erezione e scarsa libido (ma questi sono gli ultimi dei problemi perchè so che sono causati dall’ansia di farlo con una prostituta e dalla paura delle malattie). Non so cosa fare, non voglio andare da uno psicologo, non voglio contrarre una MST che potrebbe compromettere la mia vita sociale con le ragazze (che comunque al momento non esiste). Avete consigli da darmi?

Perchè non vuole andare da uno psicologo? Potrebbe aiutarla ad affrontare tutte le situazioni/dinamiche che ha espresso. Intanto, data la sua vita sessualmente attiva, sarebbe opportuno fare uno screening sulle MSt e utilizzare il preservativo.