Progetto Genitorialità

L’infezione da HIV coinvolge, un numero sempre più crescente di donne inetà fertile che si accompagna ad un rinnovato desiderio di genitorialitàfavorito anche dalla possibilità di ridurre drasticamente la trasmissione verticale. L’utilizzo di profilassi/terapia antiretrovirale durante la fase gestazionale, l’adozione rigorosa del parto cesareo e dell’allattamento artificiale hanno contribuito decisamente alla riduzione della trasmissione materno-fetale di HIV. Effettivamente la frequenza di trasmissione verticale in assenza di utilizzo di farmaci antiretrovirali, varia tra il 7 e il 40% come si registrava in epoca pre-HAART. I dati epidemiologici riguardanti la sorveglianza sul trattamento antiretrovirale in gravidanza, riportati dall’Istituto Superiore di Sanità dal 2001, mostrano chiaramente un favorevole rapporto rischio-beneficio sull’utilizzo dell’HAART. Nonostante ciò, è indispensabile continuarela sorveglianza sulle donne HIV+ gravide per migliorare le nostre conoscenzesulla sicurezza materno-fetale relativamente all’esposizione a farmaci anti HIV, in particolare a quelli di più recente introduzione.

In aggiunta, nel caso di coppie discordanti per infezione da HIV, in cui la donna è HIV-negativa ed il partner HIV-positivo, è stato dimostrato che trattando il liquido seminale del partner HIV-positivo è possibile rimuovere la componente cellulare più facilmente infettata dal virus HIV, per cui un programma di inseminazione intrauterina della partner HIV-negativa, previo trattamento del seme del partner HIV-positivo, ridurrebbe drasticamente il rischio di trasmissione eterosessuale e verticale del virus.

L’identificazione dei problemi e timori riguardanti percorso per diventare i genitori ed l’informazione sulle strategie in grado di ridurre la trasmissione materno-fetale del virus sono di primaria importanza sia per una donna gravida sieropositiva, sia per le coppie discordanti per infezione da HIV con desiderio di genitorialità. Fornire a loro un counselling preconcezionale di supporto, aiuterebbe l’ulteriormente la stessa scelta riproduttiva della coppia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (1993), nell’intento di perseguire la qualità di vita delle persone colpite dall’infezione da HIV e di rafforzare le capacità e le risorse del sistema sanitario nell’affrontare le problematiche derivanti dalle patologie HIV correlate, ha individuato nel counselling uno strumento essenziale per l’assistenza alle persone affette da infezione da HIV e fondamentale per una buona gestione dell’attività clinica (WHO, 1992). Inoltre, come raccomandato dall’American College of Obstetrician and Gynecologists(ACOG) tutte le donne in età riproduttiva dovrebbero ricevere un appropriato counseling pre-concezionale.

Al fine di raggiungere questi obiettivi, il counselling si propone di aiutare gli individui infetti a prendere decisioni riguardanti la loro vita, ad accrescere la fiducia in se stessi, a migliorare i rapporti con la famiglia e con la comunità e la qualità della loro vita. Il counselling per i soggetti HIV-positivi con il desiderio di diventare genitori, fornisce inoltre sostegno alle famiglie e ai partner degli individui infettati, affinché questi ultimi possano, a loro volta, trarne incoraggiamento e cura (WHO, 1990).

Consapevoli di questa realtà, l’Anlaids-Lazio ha deciso di andare incontro a tutte le coppie che decidono di avere un figlio e che si trovano a fronteggiare dubbi, paure, perplessitàe resistenze, creando un centro di eccellenza presso INMI ‘L. Spallanzani’ con lo scopo di accogliere le coppie provenienti da centri di cura della regione Lazio e che pongonouna richiesta d’aiuto . Il centro si propone di utilizzare il counselling come uno strumento idoneo a rispondere ai bisogni delle coppie e per dar loro un valido sostegno durante questo particolare periodo della loro vita.

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