FAQ
INFORMAZIONI SUL TEST
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D. Quali accertamenti
diagnostici devono essere eseguiti per rilevare l'infezione da HIV?
R. L’infezione da HIV viene rilevata con test di primo
livello, tra i quali: test che identificano gli anticorpi anti-HIV (EIA, ELISA
e similari), test combinati (identificano non solo gli anticorpi ma anche
l’antigene p24) e metodi di biologia molecolare (PCR, NAT, che identificano il
genoma del virus). I test che identificano gli anticorpi vengono poi confermati
con test di secondo livello (Western Blot, RIPA, RIBA).
2
D. È possibile
sottoporsi ad esami e controlli mantenendo l'anonimato?
R. Sì, in alcuni Centri Diagnostico-Clinici è possibile
mantenere l’anonimato (completa assenza dei dati della persona/utente – non viene
richiesto alcun documento); in altri, invece, il test è strettamente
confidenziale (la persona/utente fornisce i propri dati solo all’operatore che
effettua il test, il quale li conserva e li tratta in modo riservato – Decreto
Legislativo 30/06/2003 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 174 del
29/07/2003, Suppl. Ordinario n.123).
La Legge n. 135 dell’8 giugno 1990 sancisce che gli
operatori sanitari qualora, "nell'esercizio della loro professione, vengano a
conoscenza di un caso di AIDS ovvero di un caso di infezione da HIV sono tenuti
a prestare la necessaria assistenza, adottando tutte le misure occorrenti per
la tutela della riservatezza della persona assistita”.
Inoltre, tale normativa stabilisce che "nessuno possa essere
sottoposto, senza il suo consenso, ad analisi tendenti ad accertare l'infezione
da HIV se non per motivi di necessità clinica nel suo interesse”.
Sono consentite analisi di accertamento di infezione da HIV,
"nell'ambito di programmi epidemiologici, soltanto quando i campioni di sangue
da analizzare siano stati resi anonimi con assoluta impossibilità di pervenire
all’identificazione delle persone interessate (art. 5, comma 3).
"La comunicazione dei risultati di accertamenti diagnostici
diretti o indiretti per infezione da HIV può essere data esclusivamente alla
persona alla quale tali esami sono riferiti o ai suoi tutori legali” (art. 5
comma 4).
In ogni caso, fornire i propri dati all’operatore, prima del
prelievo per il test HIV, ha il solo fine di tutelare la persona affinché il
risultato possa essere consegnato solo a lei.
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D. Nelle strutture
pubbliche il test è sempre gratuito?
R. Nelle strutture pubbliche, il test è gratuito, come
specificato dal Decreto Ministeriale del 1° Febbraio 1991, che individua le
malattie che danno diritto all’esenzione dal ticket. Il Ministero del Lavoro,
della Salute e delle Politiche Sociali ha attivato nel 2008, in accordo con le
Regioni e Province Autonome, il Sistema Nazionale di Sorveglianza delle Nuove
Diagnosi di Infezioni da HIV che permetterà, tra l’altro, di fare il punto
sulla corretta applicazione delle norme che garantiscono gratuità e anonimato
del test da parte delle Aziende Sanitarie Locali.
Le persone straniere, anche se prive del permesso di
soggiorno, possono effettuare il test alle stesse condizioni del cittadino
italiano.
4
D. Quando è opportuno
effettuare il test HIV?
R. Il test deve essere eseguito dopo 3 mesi (periodo
finestra) dall’ultimo comportamento a rischio. Tale periodo di tempo è
necessario all'organismo per sviluppare gli anticorpi specifici contro l’HIV.
E’ opportuno, fare sempre riferimento alla valutazione del
medico che ha prescritto l’esame o del medico, che la persona incontra nel
Centro Diagnostico-Clinico. 3
5
D. Quando è inutile
ripetere il test HIV?
R. È inutile quando il test eseguito dopo 3 mesi dall’ultimo
comportamento a rischio, risulti negativo. Ciò, infatti, indica,
definitivamente, che non è avvenuto il contagio.
6
D. Un risultato
positivo è sempre indicativo di infezione da HIV?
R. Se un test è positivo e viene confermato successivamente
da un test Western Blot, indica, definitivamente, che è avvenuto il contagio.
7
D. Tutte le donne in
gravidanza devono sottoporsi al test HIV?
R. Il test HIV in gravidanza come in qualsiasi altra situazione
non è obbligatorio. Tuttavia questo test è indicato tra gli esami diagnostici
proposti alla donna che sta programmando una gravidanza o che è già in
gravidanza.
MODALITÀ DI
TRASMISSIONE DELL’ HIV
8
D. Come si trasmette
l'infezione da HIV?
R. L'infezione da HIV si trasmette attraverso:
- Contatto sessuale: rapporti vaginali, anali, oro-genitali
praticati e contatto diretto tra genitali non protetti dal preservativo. Tale
trasmissione avviene attraverso il contatto tra liquidi biologici infetti
(secrezioni vaginali, liquido precoitale, sperma, sangue) e mucose anche
integre, durante i rapporti sessuali. Ulcerazioni e lesioni dei genitali
causate da altre patologie possono far aumentare il rischio di contagio.
Il coito interrotto non protegge dall'HIV, così come l'uso
della pillola anticoncezionale, del diaframma, dell’anello vaginale e della
spirale. Le lavande vaginali, dopo un rapporto sessuale, non eliminano la
possibilità di contagio.
- Contatto con sangue infetto: scambio di siringhe, trasfusioni
di sangue o di prodotti di sangue infetti e/o trapianti di organi infetti,
utilizzo di strumenti infetti. Contatto diretto tra ferite cutanee, profonde,
aperte e sanguinanti, schizzi di sangue o di altri liquidi biologici sulle
membrane/mucose (come gli occhi).
- Trasmissione verticale: da madre sieropositiva a figlio
durante la gravidanza, il parto o l’allattamento al seno.
9
D. Le pratiche di
petting possono trasmettere l’infezione da HIV?
R. Il petting (insieme di pratiche ed effusioni di natura
sessuale, quali bacio, masturbazione, sfregamento dei genitali, carezze
reciproche, ma che non prevedono rapporti sessuali penetrativi completi), può
essere a rischio nel momento in cui bocca, pene, vagina o ano vengano a
contatto con liquidi genitali, quali secrezioni vaginali, secrezioni
precoitali, sperma e/o con sangue.
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D. Quali liquidi
biologici trasmettono il virus?
R. I liquidi biologici che trasmettono l'infezione da HIV
sono: sperma, liquido precoitale, secrezioni vaginali, sangue, latte materno.
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D. Perchè si
considerano a maggiore rischio di infezione i rapporti sessuali di tipo anale?
R. I rapporti anali sono a maggior rischio perchè la mucosa
anale è molto fragile ed in tale pratica si possono creare delle
ferite/microlesioni che potrebbero aumentare la possibilità del passaggio del
virus. 4
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D. Sono a rischio di
infezione da HIV coloro che assumono droghe per via endovenosa?
R. Sì, sono a rischio solo se scambiano siringhe e oggetti
per la preparazione della droga.
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D I rapporti sessuali
con più partner aumentano i rischi di infezione da HIV?
R. No, se nei rapporti sessuali si usa correttamente il
preservativo. Infatti, il preservativo usato correttamente, è il mezzo più
sicuro per la prevenzione dell’infezione da HIV. Usare correttamente il
preservativo significa indossarlo, sin dall’inizio, per tutta la durata fino al
termine del rapporto senza che si rompa o che si sfili.
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D. Le prostitute
possono trasmettere l'infezione da HIV?
R. Sì, se sono persone sieropositive. Non esistono, infatti,
persone a rischio, ma comportamenti a rischio, pertanto le prostitute con
infezione da HIV possono trasmettere il virus se durante i rapporti sessuali
non usano il preservativo con i clienti e/o con il proprio partner. Il virus,
infatti, non fa distinzione di sesso, età, religione, razza, condizioni
socio-economiche, orientamento sessuale.
Invece, se è il cliente ad essere sieropositivo e a non
usare il preservativo durante il rapporto sessuale, è la prostituta che corre
rischio di contrarre l’infezione da HIV alla prostituta.
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D. Le persone
contagiate per via ematica possono trasmettere il virus durante i rapporti
sessuali?
R. Sì, se non usano correttamente il preservativo. Usare
correttamente il preservativo significa indossarlo, sin dall’inizio, per tutta
la durata e fino al termine del rapporto senza che si rompa o che si sfili.
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D. Che cosa rischiano
le persone sieropositive e i loro partner continuando a praticare comportamenti
a rischio?
R. Le persone sieropositive che scambino siringhe (nel caso
di uso di sostanze per via endovenosa) o continuino ad avere rapporti non
protetti da preservativo, rischiano di infettare altre persone, di reinfettarsi
e di essere esposti ad altre malattie infettive ed infezioni a trasmissione
sessuale.
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D. In una coppia se
entrambi i partner sono sieropositivi, è utile proteggere tutti i rapporti
sessuali con il preservativo?
R. Sì, sempre, infatti, c’è il rischio di infezione da ceppi
virali differenti con possibile sviluppo di resistenza ai farmaci. Inoltre, c’è
il rischio di trasmissione di infezioni sessualmente trasmesse.
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D. I rapporti sessuali
con una persona sieropositiva sono a rischio?
R. No, se nei rapporti sessuali penetrativi (anali,
vaginali, orogenitali praticati) viene usato il preservativo in modo corretto.
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D. I bambini come
possono contrarre l'infezione da HIV?
R. I bambini possono contrarre l'infezione da HIV dalla
madre sieropositiva durante la gravidanza, al momento del parto e durante
l'allattamento. Per questo motivo, attualmente, le donne sieropositive in
gravidanza assumono terapia antiretrovirale, partoriscono tramite parto
elettivo cesareo ed evitano l’allattamento al seno a favore dell’allattamento
artificiale. Viene, inoltre somministrata la terapia antiretrovirale anche al
bambino. In questo modo si riduce, notevolmente, il rischio di contagio per il
bambino.
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D. La persona con HIV
mostra segni/sintomi dell’infezione?
R. Non sempre in quanto lo stato di infezione può mantenersi
a lungo senza alcun sintomo. 5
21
D. Il rapporto
oro-genitale è a rischio per l’HIV?
R. È a rischio solo per la persona che mette la propria
bocca (rapporti oro-genitali praticati) a contatto con i genitali di un partner
sieropositivo. Tuttavia, potrebbe risultare a rischio anche per chi subisce il
rapporto (persona che mette i propri genitali a contatto con la bocca
dell’altro) se il partner ha ferite aperte e sanguinanti in bocca, tanto da
lasciare tracce copiose ed abbondanti di sangue sui genitali del partner.
22
D. Quando il contatto
con il sangue può rappresentare un rischio?
R. Quando si presenta un contatto diretto e profondo tra due
ferite aperte e sanguinanti o a seguito di un’immissione in vena di sangue
infetto (ad esempio scambio di siringhe). Quando il contatto è con la pelle
integra non vi è alcun rischio di contrarre l’infezione da HIV.
ASPETTI PSICO-SOCIALI
23
D. L'infezione da HIV
può costituire motivo di discriminazione?
R. No, perché la legislazione italiana tutela la persona
sieropositiva da discriminazioni di carattere sociale, sanitario, lavorativo
ecc.
"L'accertata infezione da HIV non può costituire motivo di
discriminazione, in particolare per l'iscrizione alla scuola, per lo
svolgimento di attività sportive, per l'accesso o il mantenimento di posti di
lavoro”, come recita l’articolo 5, comma 5 della Legge n. 135 dell’8 giugno
1990.
Nota: La Corte Costituzionale, con sentenza 23 maggio-2
giugno 1994, n. 218 (Gazz. Uff. 8 giugno 1994, n. 24 - Serie speciale), ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 5, terzo e quinto comma,
nella parte in cui non prevede accertamenti sanitari dell'assenza di
sieropositività all'infezione da HIV come condizione per l'espletamento di
attività che comportano rischi per la salute di terzi.
24
D. Una persona
contagiata da HIV o malata di AIDS può essere licenziata per tale motivo?
R. No, come indica l’articolo 5, comma 5 della Legge n. 135
dell’8 giugno 1990.
25
D. Un operatore
sanitario, che lavori all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, può
rifiutarsi di assistere un sieropositivo o un malato di AIDS?
R. No, perchè alla persona sieropositiva o malata di AIDS,
deve essere offerta tutta l'assistenza e le cure necessarie come per qualsiasi
altra persona residente sul territorio italiano.
"Gli operatori sanitari che, nell'esercizio della loro
professione, vengono a conoscenza di un caso di infezione da HIV sono tenuti a
prestare la necessaria assistenza adottando tutte le misure occorrenti per la
tutela della riservatezza della persona assistita” (art. 5, comma 1 della Legge
n. 135 dell’8 giugno 1990)
PREVENZIONE
26
D. Come si possono
eliminare i rischi di contrarre l'infezione da HIV mediante i rapporti
sessuali?
R. L’uso corretto del preservativo può annullare il rischio
di infezione durante ogni tipo di rapporto sessuale con ogni partner. Per un
uso corretto del preservativo è importante leggere la data di scadenza e le
istruzioni sulla confezione, indossarlo dall’inizio alla fine del rapporto
sessuale, usarlo solo una volta, srotolarlo sul pene in erezione, eliminare
l’aria dal serbatoio, facendo attenzione a non danneggiarlo con unghie o
anelli, conservarlo con cura lontano da fonti di calore (cruscotto dell'auto ed
altro) e senza ripiegarlo (nelle tasche, nel portafoglio). Non vanno usati
lubrificanti oleosi (vaselina) perché potrebbero alterare la struttura del
preservativo e provocarne la rottura. 6
27
D. Il preservativo
elimina il rischio di contagio?
R. Sì, se indossato fin dall’inizio del rapporto, per tutta
la durata e se non si rompe. Per un utilizzo corretto seguire le istruzioni
riportate nella confezione.
28
D. Il preservativo
deve essere usato anche per un solo rapporto sessuale?
R. Sì, perchè ci si può infettare anche con un solo rapporto
sessuale.
29
D. I rapporti sessuali
con una persona sieropositiva devono essere protetti in modo specifico?
R. E’ sufficiente utilizzare il preservativo, in tutti i
rapporti sessuali penetrativi dall’inizio alla fine.
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D. Sì può contrarre,
oggi, l'infezione da HIV mediante una trasfusione di sangue?
R. È estremamente improbabile poiché a partire dal 1987, le
unità di sangue sono sottoposte a screening obbligatorio con la conseguente
eliminazione di quelle risultate positive all’HIV. Il minor ricorso a
trasfusioni "inutili”, il ricorso all’autotrasfusione, il trattamento con
calore degli emoderivati e la selezione dei donatori con l’esclusione di quelli
con comportamenti a rischio, hanno di fatto eliminato il pericolo di contagio
attraverso questa modalità.
31
D. Le persone che
hanno comportamenti a rischio possono donare il sangue?
R. No, perchè potrebbero aver contratto l’infezione da HIV
e, quindi, donare sangue infetto da HIV.
32
D. Esiste un
preservativo femminile, che possa essere indossato dalla donna?
R. Sì esiste, anche se ancora non è disponibile in tutte le
regioni italiane. In alcune regioni del Nord Italia (come ad esempio Emilia
Romagna e Trentino) il preservativo femminile può essere acquistato nelle
farmacie comunali. Inoltre, è possibile ordinare in farmacia i preservativi
femminili.
33
D. Le persone
sieropositive possono avere figli?
R. Sì. Nel caso si tratti della donna ad aver contratto
l’infezione da HIV, è possibile diminuire il rischio di trasmissione dell’HIV
al figlio attraverso terapia antiretrovirale (terapia materna antepartum ed
intrapartum, profilassi antiretrovirale al neonato), parto cesareo elettivo,
allattamento artificiale. In questo caso per evitare la trasmissione al partner
maschile non infetto durante il concepimento, si utilizza l’inseminazione
intrauterina.
Invece, se è il partner maschile HIV positivo si utilizza la
metodica del lavaggio dello sperma (sperm washing). Tra l’altro, tale metodica
riduce la possibilità di super-infezione quando i partner sono entrambi HIV
positivi (Commissione Nazionale per la Lotta contro AIDS, " Aggiornamento delle
conoscenze sulla terapia dell’infezione da HIV, 2008).
Inoltre, nel nuovo testo delle Linee Guida della Legge n. 40
del 2004, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30/04/2008, si
specifica che possono accedere alle tecniche di riproduzione assistita anche le
coppie in cui il partner di sesso maschile abbia l’infezione da HIV.
DISINFORMAZIONE
34
D. L’HIV può penetrare
attraverso la pelle integra?
R. No, perché la pelle è una protezione, un "rivestimento”,
una barriera per il nostro organismo.
35
D. È pericoloso vivere
nello stesso ambiente di una persona sieropositiva o di un malato di AIDS?
R. No, perché la condivisione di ambienti di vita, il
contatto sociale ordinario, lo scambio di vestiti, la stretta di mano, non
comportano alcun rischio di contagio. 7
36
D. L'infezione da HIV
può trasmettersi attraverso il bacio "profondo"?
R. No, salvo il caso in cui la persona sieropositiva abbia
lesioni e sanguinamenti delle mucose orali macroscopicamente visibili. In tal
caso, il contatto durante il bacio non è più solo con la saliva, ma anche con
il sangue.
37
D. Si può contrarre
l'infezione bevendo con lo stesso bicchiere o mangiando nello stesso piatto di
persone sieropositive?
R. No, perchè la saliva non trasmette questo virus.
38
D. Le lacrime e il
sudore sono in grado di trasmettere l’infezione da HIV?
R. No, le lacrime, il sudore, la saliva, ma anche l’urina,
le feci, il vomito e le secrezioni nasali non trasmettono l’infezione da HIV.
39
D. Si può contrarre
l'infezione da HIV usando il rasoio o lo spazzolino da denti di persone
sieropositive?
R. No, perchè l'infezione da HIV si trasmette attraverso un
contatto "diretto” con il sangue infetto. Tuttavia, è buona norma igienica, non
usare strumenti personali in comune, indipendentemente, dalla conoscenza dello
stato di sieropositività dell’altro.
40
D. Si può trasmettere
l'infezione attraverso gli strumenti usati dal dentista?
R. No, perchè il dentista deve utilizzare strumenti
sterilizzati oppure strumenti usa e getta (monouso).
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D. Gli insetti e gli
animali domestici possono trasmettere l’infezione da HIV?
R. No, perchè non è possibile la trasmissione uomo/animale e
viceversa. Questo virus, infatti, si può trasmettere solo da un essere umano
infetto ad un altro.
42
D. Un bambino
sieropositivo può contagiare un altro bambino sano?
R. No, nessun bambino si è mai contagiato nei contatti
sociali con un bambino sieropositivo. Anzi è il bambino sieropositivo, che
avendo un sistema immunitario compromesso, rischia di contrarre più facilmente
le tipiche patologie infettive dell’infanzia.
43
D. Quali sono le
precauzioni specifiche che il personale scolastico può adottare in caso di
sanguinamento da parte di un bambino sieropositivo?
R. La precauzione da usare, come in tutte le situazioni di
contatto con sangue di altre persone, è l’uso di guanti per effettuare la
medicazione di ferite.
44
D. Sì può trasmettere
l’infezione da HIV attraverso asciugamani, lenzuola e sedili del water?
R. No, perché la condivisione di questi oggetti non comporta
alcun rischio di contagio.
45
D. Sì può trasmettere
l’infezione da HIV attraverso morsi, graffi, colpi di tosse?
R. No, in tal modo non si trasmette l’HIV.
46
D. Il virus si
trasmette frequentando palestre, piscine, docce, saune, gabinetti, scuole,
asilo, luoghi di lavoro, ristoranti, bar, cinema, locali pubblici e mezzi di
trasporto?
R. No, non ci si può infettare in questo modo.
47
D. Il virus si può
trasmettere attraverso punture accidentali di aghi o siringhe abbandonate per
strada?
R. No, non si può trasmettere in questo modo, in quanto il
virus fuori dal corpo umano, esposto alle normali condizioni ambientali, perde
la capacità infettante. 8
48
D. Il medico
nell’esercizio della sua professione, qualora certifichi lo stato di salute di
una persona con HIV per l’accesso ad attività sportive, è tenuto a comunicare
all’allenatore o responsabile dell’attività sportiva lo stato di
sieropositività del proprio assistito?
R. No, in quanto il medico risponde ad un codice
deontologico che tutela la riservatezza dei suoi assistiti. Inoltre la legge
135 del 1990 vieta a chiunque di comunicare a terzi la diagnosi di
sieropositività.
Infine, non esistono controindicazioni all’esercizio di
attività sportiva non agonistica.
INFORMAZIONI SUL
VIRUS E SULLA DIFFUSIONE DELL’INFEZIONE DA HIV IN ITALIA E NEL MONDO
49
D. Qual è la causa
dell’infezione da HIV?
R. La causa dell’infezione da HIV è un virus che dal 1986 è
stato denominato Virus dell’Immunodeficienza Umana (Human Immunodeficiency
Virus - HIV). Sono stati identificati due tipi principali di HIV, denominati
HIV-1 e HIV-2, che sembrano avere caratteristiche patologiche e cliniche
simili.
In merito all’origine del virus, ci sono diverse ipotesi, ma
nessuna è stata avvalorata in modo scientifico.
50
D. Quanti
sieropositivi ci sono nel mondo?
R. Secondo i dati pubblicati nel Rapporto UNAIDS, si stima
che in tutto il mondo le persone viventi con infezione da HIV, a fine 2007,
fossero 33 milioni (30-36 milioni), di cui 2 milioni sono bambini (UNAIDS 2008
Report on the global AIDS epidemic - http://www.unaids.org/en/KnowledgeCentre/HIVData/GlobalReport/2008/).
51
D. Quanti casi di AIDS
ci sono in Italia?
R. Dal 1982 al 31 dicembre 2008 i casi di AIDS notificati in
Italia sono 60.346 (Suligoi B. et al., Aggiornamento delle nuove diagnosi di
infezione al 31 dicembre 2007 e dei casi di AIDS in Italia al 31 dicembre 2008
- http://www.iss.it/binary/publ/cont/COAonline.pdf)
52
D. Quanti
sieropositivi ci sono in Italia?
R. Si stimano circa 150.000 persone sieropositive (UNAIDS
2008 Report on the global AIDS epidemic http://www.unaids.org/en/CountryResponses/Countries/italy.asp)
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