"Chi ha conosciuto Daniele non ha potuto far altro
che amarlo".
Io l’ho conosciuto quasi subito dopo la sua nascita. Aveva solo 10 mesi e si trovava in un Istituto per orfani perché la madre tossicodipendente era morta. Volevo adottare un figlio, ignara del bel dono che la natura, in maniera diversa, mi avrebbe regalato. Daniele: due occhi grandi e neri in un corpo piccolo e delicato. Mi innamorai subito di lui.
Era il 13 Settembre 1984.
Daniele era un bambino apparentemente fragile. Si ammalava spesso con continue febbri. Dopo una serie di analisi, scoprimmo che mio figlio era sieropositivo. Da allora, è cominciata una lunga battaglia alla sopravvivenza con tanto dolore e tanto amore. Scoprire di essere affetti da HIV non è facile, sia perché non ci sono vaccini né una cura definitiva, sia perché a quei tempi non esistevano farmaci per la terapia se non per gli adulti, sia perché molto spesso l’ignoranza e il pregiudizio altrui facevano più male della stessa malattia.
Già a 7 anni è in Aids conclamato. Daniele, da tempo, era in cura dal Prof. Fernando Aiuti. Io stessa, in una lettera aperta, spiegavo alla stampa chepurtroppo per la fascia d’età di Daniele non c’erano farmaci, e con il professore Fernando Aiuti abbiamo sperimentato, nel 1995, farmaci mirati solo agli adulti, andando contro legge”. Solo così siamo riusciti a regalare altri 4 anni di vita a mio figlio. La malattia però non lo ha perdonato, all’età di 15 anni pesava solo 28Kg.
La storia di Daniele è entrata subito a far parte del mondo scientifico, poiché ha raggiunto un traguardo importante: Daniele è stato, nel mondo, il bambino che più a lungo è riuscito a sopravvivere e convivere in l’Aids conclamato.
A quindici anni è volato via trasformandosi in un angelo, così come lo ha voluto ricordare il suo grande idolo Renato Zero, diventato nel tempo suo grande amico. Ne “La Curva dell’Angelo”, il cantante trasforma la vita di mio figlio in meravigliose note della canzone “La Medicina” annoverandolo nella schiera degli Angeli Custodi. Quell’angelo che tra dolore e pregiudizio, ha cambiato nella sua breve ma intensa vita il cammino della ricerca e della solidarietà.
“Quando ascolto Renato mi si alzano le difese immunitarie”, ripeteva spesso Daniele.
Ho trascorso giorni duri e tormentati, ma la forza di Daniele mi incoraggiava a non mollare e ho cercato di realizzare i suoi più grandi sogni. Grazie agli stilisti Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, mio figlio ha potuto incontrato Michael Jackson che, durante un concerto a Milano, lo ha fatto salire sul palco. Successivamente, ha incontrato anche Madre Teresa di Calcutta a cui ha rivolto una frase ampiamente significativa “Io sarò il Suo Miracolo”.
Ho sofferto tanto nella mia vita, ma Daniele mi ha insegnato tanto e oggi mi sembra più vivo di ieri. La sua forza, il suo coraggio, la sua determinazione sono stati più forti della malattia e della morte stessa. Ecco la ragione perché finita una battaglia ne ho iniziata subito un’altra, all’indomani di quella morte prematura e ingiusta: la lotta all’Aids, la lotta per la prevenzione e la ricerca, ora unica ragione della mia vita.
Faccio parte integrante della famiglia dell’Anlaids e da anni organizzo serate di beneficenza sul territorio di Latina per la raccolta fondi, dove per tutti sono solo ed esclusivamente la Mamma di Daniele, orgogliosa di esserlo.
Quasi tutti i fondi sono destinati, come dicevo, alla ricerca ma non solo.
Mi sono impegnata ad acquistare un macchinario emogas per il Policlinico Umberto I di Roma, sostengo a distanza due bambini sieropositivi che si trovano in una zona rurale del Camerun Occidentale, sono state Istituite 10 Borse di Studio per delle Scuole di Latina e altre borse di studio per aiutare la ricerca farmacologica. Tutto questo grazie al sostegno e ai contributi degli abitanti di Latina e di molte altre persone che vengono a contatto con le mie manifestazioni di solidarietà.
Il giorno 10 Novembre del 2005 è stata intitolata la Scuola Primaria di Via legnano (Latina) a Daniele, testimone ormai della lotta contro l’Aids.
Ho dato la mia vita a questa causa. Dalla mattina alla sera non faccio altro. Parlare di Aids è importante senza creare allarmismi . Bisogna lanciare un messaggio per la salvaguardia della propria salute, per aiutare la ricerca affinché si possa migliorare la vita di chi sia ammala. Con i farmaci di oggi Daniele sarebbe vissuto di più, tanti altri bambini possono restare in vitae vivere meglio. Inoltre è importane che si comprenda che il sieropositivo non va emarginato e sottoposto a forti discriminazioni com’è successo a Daniele e come succede a chi è affetto da HIV. Bisogna parlare affinché tutto venga chiarito senza avere paura di essere identificati con la malattia.
Ho trasformato il mio dolore in uno strumento per la solidarietà che può essere utilizzato da tutte le persone che soffrono e tutto questo in nome di mio figlioDaniele: e ci sono riuscita!
Per questo scrivo questa lettera affinché la storia di Daniele possa servire ad alleviare le sofferenze di tante persone e possa essere da stimolo per continuare a sensibilizzare la gente su HIV e Aids. |