– Ho letto la vostra risposta alla mia domanda del 21 settembre 2016 ma io purtroppo non riesco a cancellare dalla mente questa storia che mi tormenta. Cosa posso fare? (30 Settembre 2016)

Contatti il nostro operatore per un counsuellng telefonico allo 06 4746031 attivo da lun. al ven. dalle ore 9.00 alle ore 16.00

 

– Grazie della risposta spero di ritrovare la serenità. Dopo 3 mesi il test hiv è attendibile nel senso che se non ci sono stati altri comportamenti a rischio è definitivo? (29 Settembre 2016)

Esattamente. Risultato definito a tre mesi dal rapporto a rischio.

 

– Dopo rapporti non protetti anche con contatto di sangue mestruale, ho eseguito i test dopo 8 mesi, ed altri dopo 9 mesi e mezzo sia per l’HIV, epatite c e sifilide. Risultati negativi. Sono comunque molto preoccupato (21 Settembre 2016)

Comprendiamo la Sua preoccupazione. I comportamenti sono stati a rischio, ma i test, ormai attendibili, confermano che non c’è stato contagio.

 

– A chi comunicare la scoperta della propria sieropositività e in che modo?

La diagnosi di sieropositività rappresenta per la persona un autentico shock sia emotivo che fisico:
è come se tutta la propria vita si frammentasse e il mondo cadesse addosso e con esso tutte le proprie certezze. D’un tratto ci si trova come nel corpo di un altro: la propria identità apparentemente viene meno.
Il personale medico, le associazioni, gli amici e i familiari in questi casi possono essere un punto di riferimento ed offrire un supporto utilissimo, tuttavia il primo passo fondamentale è la presa di consapevolezza di questo nuovo stato in modo da poterlo accettare ed integrare nella “nuova” vita per ritrovare la stabilità esistenziale smarrita.

Il percorso non è facile e non è certo privo di sofferenza, ma può essere accompagnato da diverse figure in grado di aiutare la persona con HIV sostenendola nei momenti più significativi: medici, operatori sanitari, familiari e amici.
Una delle prime domande che in genere si pone la persona con HIV è: adesso che ho saputo di essere sieropositivo, che faccio? Ne parlo con qualcuno o tengo tutto per me? Ma a chi lo dico?

L’alto impatto sociale e relazionale della sieropositività nonché lo stigma legato all’infezione da HIV, possono facilmente indurre sentimenti di svalutazione, perdita di stima e fiducia in se stessi, colpa. La cosa più difficile da superare è il sentirsi malati e per questo pensare di essere etichettati.
La conseguenza può rivelarsi un generale isolamento e l’abbandono di tutte le relazioni. La paura del giudizio porta spesso al rifiuto di aprirsi con qualcuno intensificando così il proprio malessere interiore.
Cercare un aiuto e confidarsi anche solo con un amico o un familiare non è certo indice di debolezza e/o fragilità ma rappresenta un segno di grande forza ed un segnale positivo verso il raggiungimento di una nuova stabilità emotiva e fisica.

E’ importante però decidere con chi parlare consapevoli del fatto che nessuna persona con HIV è obbligata ad informare qualcuno della propria situazione; è una scelta libera e personale. In questi casi , pur non essendoci regole rigide, sarebbe auspicabile individuare, nella sfera delle proprie relazioni, chi è la persona, o chi sono le persone, con le quali si vuole parlare: qualcuno che giudichiamo in grado di ascoltare e di esserci come punto di riferimento solido e stabile.
Appare chiaro che la natura diversa delle relazioni, siano esse con un amico, con un partner o con un familiare, pone delle sostanziali differenze nella condivisione della propria sieropositività, ma in ogni caso è opportuno creare uno spazio fisico ed emotivo in cui incontrarsi e dar sfogo alle proprie emozioni, essere pronti a rispondere alle eventuali domande.

Così com’è stato uno shock la comunicazione della diagnosi di sieropositività per la persona con HIV, dobbiamo aspettarci che lo sia anche per gli altri e non sono da escludere reazioni negative del momento, prima cioè che anche gli altri possano avere il tempo di elaborare la notizia e diventare un valido sostegno.
La scelta individuale di comunicare ai familiari questa nuova situazione dipende molto dalla qualità della relazione passata e presente con il familiare stesso. Spesso ci si confida con uno solo dei genitori, a volte si sceglie di parlare con un fratello o una sorella. L’importante è, anche in questo contesto comunicativo, individuare una persona che sia in grado di ascoltare senza giudizio.