• ATTENZIONE: NON SI EFFETTUANO DIAGNOSI NE’ VALUTAZIONI CLINICHE. PER TALI MOTIVI RIVOLGERSI DIRETTAMENTE AI CENTRI SPECIALIZZATI APPOSITI E/O AI PROPRI MEDICI DI RIFERIMENTO.

  • ATTENZIONE: poichè molte domande riguardano lo stesso tema soprattutto l’attendibilità al test e il suo periodo finestra, Vi preghiamo di leggere le risposte già fornite per permettere ad altre domande di contenuto diverso di avere una risposta più veloce. 

  • Le domande ripetute o uguali non riceveranno nuovamente risposta.Se rimangono dubbi o perplessità riguardo i quesiti posti, si prega di contattare direttamente i nostri operatori telefonici allo 06 4746031 da lun. al ven. dalle ore 9.00 alle ore 16.00.

 

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-Sono un uomo di 42 anni sposato e con figli meravigliosi. Vi scrivo perchè sto vivendo un periodo particolarmente difficile, ho scoperto di avere anche piaceri sessuali verso uomini.La tentazione mi ha portato a stare 8 giorni fa con un ragazzo conosciuto su un sito per incontri . Ho passato un momento di piacere con lui ma subito dopo mi è calata una paura interiore, ansia, pentimento di aver buttato tutto all’aria la mia vita e la mia meravigliosa famiglia. Ansia che non mi fa dormire la notte: ho paura anche di aver contratto l’HIV.  Con il ragazzo non c’e stato nessun rapporto penetrativo ma solo “sfregamento”. Ho chiamato diversi esperti: loro mi hanno assicurato che non c’e stato nessun rischio. Volevo chiedere come posso combattere questa tentazione di stare con un uomo; voglio vivere la vita normale  con la mia famiglia. Mi sto rovinando con le mie stesse mani ,ho paura di perdere tutto quello che ho costruito dopo una infanzia bruttissima. Aiutatemi a capire dove sbaglio mi viene in testa sempre di andare alla ricerca di altri uomini e ho anche iniziato a frequentare zone un po’ pericolose e frequentati a ragazzi che si prostituiscono. (19 Marzo 2019)

Confermiamo che non ha avuto rapporti a rischio.

Ha mai pensato di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per fare un percorso di terapia? Potrebbe aiutarla e sostenerla in questo percorso di conoscenza di sè.

 

-Ho avuto dei rapporti coperti da condom con uno trans, sia il rapporto orale che anale. Ora ho una paura immensa dell’hiv. Saranno i sensi di colpa e non riesco ad essere in pace con me stesso perché e sono andato con un trans. Non sono omosessuale, anzi. Ma in quel momento particolare mi andava visto che non ho mai avuto una relazione seria con delle ragazze anche se sono veramente un bel ragazzo. Psicologicamente può accadere di avere paura di una infezione come l’hiv per dei sensi di colpa? Poi non vorrei fare il test per non soddisfare la mia ansia e ipocondria, non devo viziarla. Una volta avevo paura della meningite, poi sclerosi, poi infarto, poi sla, poi tumore all’intestino, poi ai polmoni….non ce la faccio più. Chiedo aiuto su come poter risolvere ciò; lo specialista penso mi sia utile relativamente, perché da solo per 22 anni sono riuscito a gestire il tutto e sempre per il motivo che non voglio viziare l’ansia ma ora questa paura dell’hiv è tremenda, paure che affiorano periodicamente. (21 Gennaio 2019)

Precisiamo intanto che se i rapporti sono protetti non si corrono rischi, come nel suo caso. L’aiuto di uno specialista potrebbe invece aiutarla ad affrontare le sue ansie e le sue paure che ritornano periodicamente, nonostante la sua gestione “personale”. Non si tratta di viziarle  ma di affrontarle con una persona esperta che ha gli strumenti per farlo e per aiutarla.

 

-Ho letto la vostra risposta alla mia domanda del 21 settembre 2016 ma io purtroppo non riesco a cancellare dalla mente questa storia che mi tormenta. Cosa posso fare? (30 Settembre 2016)

Contatti il nostro operatore per un counsuellng telefonico allo 06 4746031 attivo da lun. al ven. dalle ore 9.00 alle ore 16.00

 

– Grazie della risposta spero di ritrovare la serenità. Dopo 3 mesi il test hiv è attendibile nel senso che se non ci sono stati altri comportamenti a rischio è definitivo? (29 Settembre 2016)

Esattamente. Risultato definito a tre mesi dal rapporto a rischio.

 

– Dopo rapporti non protetti anche con contatto di sangue mestruale, ho eseguito i test dopo 8 mesi, ed altri dopo 9 mesi e mezzo sia per l’HIV, epatite c e sifilide. Risultati negativi. Sono comunque molto preoccupato (21 Settembre 2016)

Comprendiamo la Sua preoccupazione. I comportamenti sono stati a rischio, ma i test, ormai attendibili, confermano che non c’è stato contagio.

 

– A chi comunicare la scoperta della propria sieropositività e in che modo?

La diagnosi di sieropositività rappresenta per la persona un autentico shock sia emotivo che fisico:
è come se tutta la propria vita si frammentasse e il mondo cadesse addosso e con esso tutte le proprie certezze. D’un tratto ci si trova come nel corpo di un altro: la propria identità apparentemente viene meno.
Il personale medico, le associazioni, gli amici e i familiari in questi casi possono essere un punto di riferimento ed offrire un supporto utilissimo, tuttavia il primo passo fondamentale è la presa di consapevolezza di questo nuovo stato in modo da poterlo accettare ed integrare nella “nuova” vita per ritrovare la stabilità esistenziale smarrita.

Il percorso non è facile e non è certo privo di sofferenza, ma può essere accompagnato da diverse figure in grado di aiutare la persona con HIV sostenendola nei momenti più significativi: medici, operatori sanitari, familiari e amici.
Una delle prime domande che in genere si pone la persona con HIV è: adesso che ho saputo di essere sieropositivo, che faccio? Ne parlo con qualcuno o tengo tutto per me? Ma a chi lo dico?

L’alto impatto sociale e relazionale della sieropositività nonché lo stigma legato all’infezione da HIV, possono facilmente indurre sentimenti di svalutazione, perdita di stima e fiducia in se stessi, colpa. La cosa più difficile da superare è il sentirsi malati e per questo pensare di essere etichettati.
La conseguenza può rivelarsi un generale isolamento e l’abbandono di tutte le relazioni. La paura del giudizio porta spesso al rifiuto di aprirsi con qualcuno intensificando così il proprio malessere interiore.
Cercare un aiuto e confidarsi anche solo con un amico o un familiare non è certo indice di debolezza e/o fragilità ma rappresenta un segno di grande forza ed un segnale positivo verso il raggiungimento di una nuova stabilità emotiva e fisica.

E’ importante però decidere con chi parlare consapevoli del fatto che nessuna persona con HIV è obbligata ad informare qualcuno della propria situazione; è una scelta libera e personale. In questi casi , pur non essendoci regole rigide, sarebbe auspicabile individuare, nella sfera delle proprie relazioni, chi è la persona, o chi sono le persone, con le quali si vuole parlare: qualcuno che giudichiamo in grado di ascoltare e di esserci come punto di riferimento solido e stabile.
Appare chiaro che la natura diversa delle relazioni, siano esse con un amico, con un partner o con un familiare, pone delle sostanziali differenze nella condivisione della propria sieropositività, ma in ogni caso è opportuno creare uno spazio fisico ed emotivo in cui incontrarsi e dar sfogo alle proprie emozioni, essere pronti a rispondere alle eventuali domande.

Così com’è stato uno shock la comunicazione della diagnosi di sieropositività per la persona con HIV, dobbiamo aspettarci che lo sia anche per gli altri e non sono da escludere reazioni negative del momento, prima cioè che anche gli altri possano avere il tempo di elaborare la notizia e diventare un valido sostegno.
La scelta individuale di comunicare ai familiari questa nuova situazione dipende molto dalla qualità della relazione passata e presente con il familiare stesso. Spesso ci si confida con uno solo dei genitori, a volte si sceglie di parlare con un fratello o una sorella. L’importante è, anche in questo contesto comunicativo, individuare una persona che sia in grado di ascoltare senza giudizio.