• È possibile sottoporsi ad esami e controlli mantenendo l’anonimato?
  • Una persona contagiata da Hiv e malata di AIDS può essere licenziata per tale motivo?
  • Un operatore sanitario, che lavori all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, può rifiutarsi di assistere un sieropositivo o un malato di AIDS?
  • L’infezione da HIV può costituire motivo di discriminazione?
  • Esenzione per infezione da hiv. Mi è stata richiesta dal reparto dove lavoro ma sono molto restio nel farla. Vorrei sapere chi può accedere a tali informazioni?  Sono domiciliato a Roma ma ho la residenza in una città del sud e non voglio che la Asl della mia città venga a conoscenza di questi dati cosi privati ovvero la mia Asl di appartenenza visionerà ugualmente l”esenzione anche se io la richiedo qui a Roma?  -E’ possibile che arrivi alla mia residenza qualche comunicazione via posta riguardante l”esenzione?

 

– È possibile sottoporsi ad esami e controlli mantenendo l’anonimato?

Sì, in alcuni Centri Diagnostico-Clinici è possibile mantenere l’anonimato (completa assenza dei dati della persona/utente – non viene richiesto alcun documento); in altri, invece, il test è strettamente confidenziale (la persona/utente fornisce i propri dati solo all’operatore che effettua il test, il quale li conserva e li tratta in modo riservato – Decreto Legislativo 30/06/2003 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 174 del 29/07/2003, Suppl. Ordinario n.123).

La Legge n. 135 dell’8 giugno 1990 sancisce che gli operatori sanitari qualora, “nell’esercizio della loro professione, vengano a conoscenza di un caso di AIDS ovvero di un caso di infezione da HIV sono tenuti a prestare la necessaria assistenza, adottando tutte le misure occorrenti per la tutela della riservatezza della persona assistita”. Inoltre, tale normativa stabilisce che “nessuno possa essere sottoposto, senza il suo consenso, ad analisi tendenti ad accertare l’infezione da HIV se non per motivi di necessità clinica nel suo interesse”. Sono consentite analisi di accertamento di infezione da HIV, “nell’ambito di programmi epidemiologici, soltanto quando i campioni di sangue da analizzare siano stati resi anonimi con assoluta impossibilità di pervenire all’identificazione delle persone interessate (art. 5, comma 3). “La comunicazione dei risultati di accertamenti diagnostici diretti o indiretti per infezione da HIV può essere data esclusivamente alla persona alla quale tali esami sono riferiti o ai suoi tutori legali” (art. 5 comma 4). In ogni caso, fornire i propri dati all’operatore, prima del prelievo per il test HIV, ha il solo fine di tutelare la persona affinché il risultato possa essere consegnato solo a lei.

 

– Una persona contagiata da Hiv e malata di AIDS può essere licenziata per tale motivo?

No, non può essere licenziata, come indica l’articolo 5, comma 5 della Legge n. 135 dell’8 giugno 1990.

 

– Un operatore sanitario, che lavori all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, può rifiutarsi di assistere un sieropositivo o un malato di AIDS?

No, perchè alla persona sieropositiva o malata di AIDS, deve essere offerta tutta l’assistenza e le cure necessarie come per qualsiasi altra persona residente sul territorio italiano.

“Gli operatori sanitari che, nell’esercizio della loro professione, vengono a conoscenza di un caso di infezione da HIV sono tenuti a prestare la necessaria assistenza adottando tutte le misure occorrenti per la tutela della riservatezza della persona assistita” (art. 5, comma 1 della Legge n. 135 dell’8 giugno 1990)

 

– L’infezione da HIV può costituire motivo di discriminazione?

No, perché la legislazione italiana tutela la persona sieropositiva da discriminazioni di carattere sociale, sanitario, lavorativo ecc. “L’accertata infezione da HIV non può costituire motivo di discriminazione, in particolare per l’iscrizione alla scuola, per lo svolgimento di attività sportive, per l’accesso o il mantenimento di posti di lavoro”, come recita l’articolo 5, comma 5 della Legge n. 135 dell’8 giugno 1990.

Nota: La Corte Costituzionale, con sentenza 23 maggio-2 giugno 1994, n. 218 (Gazz. Uff. 8 giugno 1994, n. 24 – Serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 5, terzo e quinto comma, nella parte in cui non prevede accertamenti sanitari dell’assenza di sieropositività all’infezione da HIV come condizione per l’espletamento di attività che comportano rischi per la salute di terzi.

 

–  Esenzione per infezione da hiv. Mi è stata richiesta dal reparto dove lavoro ma sono molto restio nel farla. Vorrei sapere chi può accedere a tali informazioni?  Sono domiciliato a Roma ma ho la residenza in una città del sud e non voglio che la Asl della mia città venga a conoscenza di questi dati cosi privati ovvero la mia Asl di appartenenza visionerà ugualmente l”esenzione anche se io la richiedo qui a Roma?  -E’ possibile che arrivi alla mia residenza qualche comunicazione via posta riguardante l”esenzione?

L’art.5, prima comma della legge 135/95 sulla prevenzione e lotta contro l’AIDS, prevede che gli operatori sanitari che nell’esercizio della loro attività vengano a conscenza di un caso di AIDS sono tenuti ad osservare tutte le misure occorrenti per la tutela della riservatezza della persona assistita. Quindi la legge tutela il diritto alla privacy delle persone sieropositive. Per maggiori dettagli su casi specifici, può essere contattata la sede di Anlaids Lazio che fornirà i contatti utili per approfondimenti.