Oggi piangiamo un grande combattente, una persona che ha affrontato a viso aperto i problemi riguardanti Hiv e Aids, immunologo di chiara fama internazionale, che ha avuto la capacità di intuire la peculiarità epidemiologica di questa malattia muovendosi fin dall’inizio per affrontare il problema in maniera globale. E i suoi meriti non sono solo scientifici: è stato anche un grande organizzatore. Aveva un carattere difficile, ma generoso, che si esprimeva in un continuo e instancabile impegno». È il ritratto di Fernando Aiuti – deceduto questa mattina al Policlinico Gemelli di Roma, dove era ricoverato per una grave cardiopatia ischemica, dopo una caduta di oltre dieci metri nella tromba delle scale adiacenti al reparto di medicina generale – tracciato con ammirazione e affetto da Massimo Galli, uno dei suoi più stretti collaboratori, presidente della Simit, Società italiana malattie infettive e tropicali, professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Milano e consigliere di Anlaids.

Uno storico bacio contro lo stigma
«Fernando ha avuto il merito di essere il principale promotore di Anlaids, una onlus ancora pienamente operativa che si batte per la lotta contro questa infezione e per la diffusione della prevenzione. E soprattutto di essersi messo in gioco personalmente contro quella cappa di rifiuto che ancora oggi circonda le persone colpite dal virus, con uno stigma ingiustificato», continua Galli. Aiuti resta infatti impresso nella memoria collettiva per il grande coraggio dimostrato nel 1991, quando durante un congresso in cui si discuteva della possibilità che l’Aids si trasmettesse anche per via orale, afferrò a un tratto la sieropositiva Rosaria Iardino e la baciò sulla bocca. Obiettivo dello scienziato era di convincere tutti che il virus non poteva essere trasmesso così, con un bacio. Un reporter fotografò la scena e l’immagine fece il giro del mondo.

La vis polemica
E si ricorda anche la vis polemica e le grandi litigate sul ruolo delle aziende farmaceutiche nella ricerca con Vittorio Agnoletto, medico e parlamentare di Rifondazione comunista, fondatore della Lega italiana per la lotta all’Aids. «Un appassionato promotore di iniziative scientifiche e sociali – lo ricorda un comunicato della onlus da lui fondata – in grado nella stessa giornata di lavoro di ispirare complessi progetti di ricerca in laboratorio, di curare malati e di dare battaglia per ottenere interventi migliorativi dell’assistenza». «Una verve notevole – continua il collega e amico Galli – che ha connotato tutta la sua vita e che forse lo ha accompagnato fino alla fine. Ma non voglio commentare le sue ultime ore. Vanno sottolineati i suoi meriti scientifici, nello sviluppo di ricerche di alto profilo e di rilevanza internazionale. E il suo altro grande merito come organizzatore. Nelle prime commissioni nazionali Aids ha avuto un approccio combattivo e deciso ed è stato tra gli ispiratori della legge 135 del 1990, che ha regolamentato la prima risposta contro l’epidemia promulgata da questo paese».

Il percorso
Aiuti ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università “La Sapienza” di Roma, è stato libero docente in malattie infettive e Immunologia clinica. Professore ordinario di Immunologia clinica e Allergologia dal 1980 e dal 1989 direttore della Scuola di specializzazione in Allergologia e Immunologia clinica presso l’Università di Roma La Sapienza. Esperto dell’Oms per le Immunodeficienze dal 1978. La sua attività scientifica è costituita da oltre 500 pubblicazioni di cui oltre 300 in riviste internazionali. Ha portato contributi originali alla conoscenza dei linfociti T nell’uomo, ai meccanismi delle malattie allergiche, alla diagnosi e terapia delle Immunodeficienze, delle malattie autoimmuni e linfoproliferative. La sua attività si è rivolta principalmente alla prevenzione dell’Aids e alla lotta alla droga in Italia, attraverso conferenze rivolte ai giovani, dibattiti in TV, articoli sui giornali e partecipazioni come esperto a vari organi consultivi dello Stato.

L’ultimo messaggio: contro l’Aids bisogna fare di più
«Era da diversi anni in quiescenza dall’attività di docente universitario – continua Galli – ma ricordo che ancora nel 2016 in un convegno a Mantova, dichiarava apertamente e lucidamente che il lavoro da fare sull’Aids è ancora molto. È stato uno dei padri fondatori della lotta contro l’Aids insieme a Mauro Moroni e Giovan Battista Rossi e sarebbe contento se in occasione della sua morte si ricordasse ai decisori politici quello che disse allora a Mantova: che di Aids non si può parlare solo il primo dicembre, la giornata mondiale».

«Nell’ottobre 2017 è stato varato il piano nazionale Aids 2017-2019 – conclude Galli come presidente Simit – la cui attuazione langue abbastanza, complice una regionalizzazione della sanità che non aiuta. Toccherebbe rimetter mano alle politiche sull’Aids, ma ci vuole la volontà politica di farlo. Che l’Italia abbia abbassato la guardia, non lo penso solo io. Lo dice il numero di nuove infezioni diagnosticate, che è sempre quello. Andrebbe fatta più prevenzione. I nostri ragazzi, da quanto risulta da una recente ricerca di Anlaids nelle scuole, hanno una conoscenza insufficiente dei rischi e una scarsa educazione alla prevenzione. Ricordarlo è il modo migliore di onorare la memoria di Fernando Aiuti, un adorabile caratteraccio».

 

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-01-09/fernando-aiuti-grande-combattente-guerra-aids-191331.shtml?uuid=AEQnURCH