L’innalzamento continuo dell’età media e delle aspettative di vita causano anche una maggiore incidenza delle patologie neurocognitive tipiche dell’invecchiamento. Tali patologie, prodotte da danni o deficit cerebrali di varia natura ed entità, possono compromettere o ridurre le capacità di attenzione,concentrazione, memoria, ragionamento, calcolo, logica, orientamento. Il loro grado di gravità può essere molto diverso così come l’impatto sulla vita delle persone: nelle manifestazioni più gravi parliamo di demenze in quelle più lievi (le più frequenti) di disturbi asintomatici.  E’ documentato che tra le persone con HIV queste patologie si verifichino più frequentemente e precocemente rispetto alla popolazione generale. Ma in cosa consistono queste malattie? Che cosa comportano? E, soprattutto, quanto sono frequenti nelle PLHIV?

Nel corso del convegno di Roma sull’HIV geriatrico è stato dato a questo tema un ampio spazio, anche perchè è uno degli aspetti dell’invecchiamento che più preoccupa le persone con HIV. “Si tratta di un tema dibattuto e controverso da anni –ha detto il Professor Andrea Antinori Direttore Malattie Infettive dell’IIRCCS INMI Lazzaro Spallanzani di Roma, uno dei maggiori esperti in materia– le casistiche USA indicavano fino a pochi anni fa una prevalenza di questi disturbi tra le persone HIV positive del 40-50% ma ora nuovi studi europei ci indicano percentuali molto più basse, intorno al 20% e, con esiti in maggioranza asintomatici”La prevalenza è inoltre in netto declino in tutte le fasce d’etàNell’intervista che segue Antinori espone ampiamente quali siano i fattori di rischio riguardanti i disturbi, neurocognitivi in HIV.

Anche per la Professoressa Maria Cristina Silveri, neuropsicologa dell’Università Cattolica di Milano, il  danno aggiuntivo provocato dai disturbi neurocognitivi in HIV geriatrico c’è ed è rilevabile ma non emerge in modo drammatico. “Ci sono diverse patologie che provocano un decadimento cognitivo con l’avanzare dell’età –ha spiegato Silveri- l’HIV è una di queste ma con effetti spesso asintomatici”. Silveri ha poi spiegato in che modo tali danni possano prodursi: il virus penetra nella barriera cerebrale, entra nel sistema nervoso centrale e sviluppa proteine patologiche che danneggiano i neuroni. Ad aggravare questa condizione di proteinopatia possono concorrere eventualità comorbidità cerebro e cardiovascolari, coinfezioni come l’HCV, la tossicità dei farmaci. Per quanto riguarda nello specifico l’HCV anche questa infezione può produrre un danno cognitivo diretto ma con danni superiori all’HIV. Non esistono comunque al momento marcatori che consentano di distinguere il danno cognitivo da HIV da quello eventualmente derivante da altre patologie neurodegenerative concomitanti.

 

Fonte: http://www.lila.it/it/inchieste/112-invecchiamento-e-hiv/aspetti-clinici/1044-disturbi-neurocognitivi-hiv